A pranzo con i padri del deserto. Ricettario ascetico

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By Lucio Coco

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Cosa mangiavano i Padri del deserto? Erano veramente i precursori della dieta vegetariana? Il testo è una raccolta di istruzioni e consigli dei monaci del IV-V secolo su cibi, abitudini e prescrizioni alimentari. Più che l'esagerazione e la forma estrema di rinuncia, ciò che insegnano questi asceti è il buon senso a tavola: la misura è la norma alimentare principe che ne regola la dieta. Non possiamo guardare senza un pizzico di invidia questi nostri fratelli che della povertà e della frugalità erano riusciti a fare un sistema di vita. Autore LUCIO COCO, studioso della tradizione patristica, come saggista rivolge il suo sguardo al presente, indagando i vissuti di fede dell'uomo contemporaneo alla ricerca di risposte che diano verità, consistenza e valore all'esistenza. Tra i suoi ultimi libri: "Piccolo lessico della modernità" (Qiqajon 2009), "Figure spirituali" (EMP 2010), "Interrogare la fede" (Lindau 2011), "I grandi temi del Concilio Vaticano II" (LEV 2012), "Non smettere mai di cercare" (EMP 2014), "A pranzo con i Padri del deserto" (EMP 2015), "Animalia" (EMP 2015), "In viaggio" (EMP 2015). PREMESSA Tutto quel che non si mangia fa bene alla salute. - G. Ceronetti Cosa mangiavano i padri del deserto? La domanda è un'occasione per avvicinarci alle abitudini alimentari di questi monaci cristiani di diversi secoli fa, ma serve anche, indirettamente, a darci dei ragguagli e dei riferimenti su quali tipi di cibi arrivavano sulle tavole e sulle mense di tutti. L'eccezione infatti che essi facevano per le carni e solo parzialmente per il vino e per l'olio, consente di farsi un'idea adeguata sugli alimenti che venivano consumati allora e anche di stabilire un confronto con il nostro modo di nutrirci e di mangiare. Se si dà un'occhiata al menù di questi asceti del IV-V secolo sono sempre presenti il brodo, insaporito talvolta solo da un po' di sale, oppure le zuppe di verdure, di cereali e di legumi. Fra questi un ruolo preminente hanno le lenticchie e i ceci, usati anche per farne farina. Un posto importante inoltre è riservato al pane. La Storia lausiaca non manca di informarci che sul monte di Nitria in Egitto c'erano «sette forni per la panificazione che servivano agli anacoreti del deserto» (HL 7,2: 39). Questo alimento era presente anche nelle varianti delle focacce, delle gallette e dei biscotti, la cui secchezza e durezza serve a far risaltare ancor di più la frugalità del loro modo di nutrirsi e alimentarsi. Il vino è sempre offerto con moderazione. Il rischio è quello dell'ebbrezza e che i demoni del vizio e dell'intemperanza si possano insinuare attraverso di esso. Di solito la misura è fissata in tre bicchieri anche se in alcuni casi, per esempio nella Regola benedettina, l'astinenza è raccomandata e lodata (cf. XL, 4). In generale i condimenti non sono guardati con favore. Il sale è sempre presente in quantità limitata. Esso ricorda l'azione che il cristiano deve portare nella realtà, perciò non è necessario sprecarlo a rischio di fargli perdere tutto il suo sapore (cf. Mt 5,13). Anche l'olio è spesso ridotto a un filo e talvolta è sostituito da surrogati, per esempio quello che si estrae dalla radice del rafano. Sulla mensa dei padri del deserto non mancano poi altri ortaggi, come cipolle, porri, insalate e vari tipi di erbette. Per quanto riguarda le carni viene raccomandata in generale l'astinenza, eccezion fatta per i soggetti più deboli e per le carni dei volatili. Il pesce invece – si tratta quasi sempre di pesciolini – viene comunemente cucinato e regolarmente consumato.Anche se con minore frequenza rispetto ai cibi citati in precedenza, sulle tavole di questi solitari fanno la loro comparsa pure il latte e il miele, unica concessione questa che...
A pranzo con i padri del deserto. Ricettario ascetico