Leggere le Scritture nel valdismo medievale e altro ancora
ebook ∣ Opuscoli del XVII febbraio
By Giuseppe Platone
Sign up to save your library
With an OverDrive account, you can save your favorite libraries for at-a-glance information about availability. Find out more about OverDrive accounts.
Find this title in Libby, the library reading app by OverDrive.

Search for a digital library with this title
Title found at these libraries:
Library Name | Distance |
---|---|
Loading... |
Nel secolo di Valdo, il XII, la Bibbia, relegata in ambiente clericale e monastico, era studiata, discussa, interpretata. La conoscenza dei testi sacri uscirà dai chiostri per entrare nelle nascenti università di Parigi, Cambridge, Bologna... un sapere che si allargherà con le traduzioni dei testi biblici in lingua volgare e con la loro diffusione grazie all'invenzione della stampa. I testi biblici erano sempre quelli, cambiavano però le circostanze in cui venivano letti, capiti, usati (o abusati). Anche l'Inquisizione usava la Bibbia per demonizzare le diversità religiose. Tutti si richiamavano alla stessa fonte traendone conclusioni diverse per non dire opposte e conflittuali. Dopo tanti secoli a che punto siamo? L'esperienza biblica e spirituale di Valdo appartiene a un passato lontano che non ha più nulla da insegnarci? «La ricerca personale di Valdo, nel tentativo di conoscere la volontà di Dio nei suoi confronti, si caratterizza per essere stata condotta, prevalentemente, nell'ambito delle Scritture bibliche. E per lui e gli uomini e le donne che lo seguirono si trattò non solo di conoscere il messaggio evangelico ma di viverlo laicamente. La modalità con la quale Valdo si è mosso nel cercare risposte e indicazioni per comprendere il senso, lo scopo stesso della vita, partendo dalle Scritture è motivo, come sinteticamente illustriamo, di indagine e verifica storica. Una volta acquisiti i dati storici non si tratta di trasferirli tali e quali nel nostro tempo né tantomeno di mitizzarli o peggio manipolarli. Più che adattare i fatti del passato alle nostre esigenze occorrerebbe lasciarli là dove si sono svolti, comprendendoli nella loro specifica storicità, il che non esclude di coglierne la contemporaneità».
Giuseppe Platone